di Alfredo Falletti
Non sempre fare una cosa buona significa far bene e non sempre fare una cosa cattiva significa far male. Amare è meravigliosamente un bene, ma uccidere per amore non lo è. Lasciare un rapporto tossico, soffocante fa male, ma è un sacrosanto bene perché fin troppo spesso è un “salvamento di vita”.
Al di là del concetto lapalissiano diventa sempre più urgente ed imprescindibile capire non solo cosa passi per la testa di quegli uomini e ragazzi che per un delirante concetto di esasperato possesso decidono che una donna, quella donna, sia “cosa esclusiva e propria”. Ricorrere alla presunzione di incapacità di intendere e volere, magari “temporanea” ha un mefitico sentore di fasullo e di alibi ex post, di strategia difensiva del “bravo ragazzo”.
Già, “bravo ragazzo”: ma sono in gioco vite umane di donne; sono in gioco sogni, speranze, futuro, vite di chi ha deciso di non sopportare più umiliazioni, violenze, attenzioni soffocanti di uomini capaci solo di amori malati, sentimenti frustrati, incapacità di rispetto e di considerazione per la compagna e per le donne in generale.
Psichicamente tarati e magari provenienti da ambienti familiari “distratti” o peggio ossessivi o ancor peggio succubi e vittime di violenze familiari essi stessi, gli assassinii sono uno dei peggiori prodotti della convinzione di superiorità del maschio, della sindrome di onnipotenza di maschietti incapaci di farsi avanti nella vita senza sacrificare chi dimostri di essere in grado di sognare, progettare e provare a farcela nonostante loro, con un grande ed imperdonabile difetto: essere femmina. Il che equivale ad una sorta di lesa maestà della fallocrazia che alberga tra quattro solitari e disperati neuroni alla straziante rincorsa di un concetto nel vuoto cosmico di chi non ha altri argomenti che non siano un coltello o mani attorno al collo di colei che osa volersi liberare di quella negazione di un futuro, da quella zavorra che la opprime.
Ci sono voluti tempi biblici per abolire il delitto d’onore che era, nei fatti, una forma sbrigativa di divorzio quando questo non era permesso; ci sono voluti decenni perché le donne potessero fare passi avanti nella società e nel lavoro; nonostante l’uguaglianza espressamente difesa come diritto fondamentale nella Costituzione, ancora la differenza esiste, ma è imparagonabile rispetto alla resilienza di questo abominio nella mente di certa categoria di maschi – gli Uomini sono tutt’altra cosa – intrisi di retaggio e di ignoranza che vivono come un incubo il giusto avanzare delle donne ed ancor di più della “propria” donna che ne mortifica le capacità e ne esalta le incapacità.
È lunghissimo ancora il cammino da fare perché inferiorità, discriminazione, femminicidio siano termini obsoleti e paradossalmente è compito proprio degli uomini – Uomini, appunto – far sì che si giunga alla meta nonostante menti arretrate, concezioni e usi tossici, mentalità da Neanderthal di maschi a piede libero per definizione “bravi ragazzi” di mamme distratte. O complici per troppo amore.
(3 aprile 2025)
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