di Giovanna Di Rosa
Mentre esponenti di Forza Italia (partito di governo alleato di Meloni e Salvini) vanno in televisione a dare le colpe del mondo all’immobilità dell’UE – e loro sono al Governo anche a Bruxelles – la presidente del Consiglio è colta da subitaneo panico alla notizia dei dazi di Trump, notizia che era nota da prima delle elezioni USA, e cancella tutti gli impegni per una riunione improvvisata nel post-disastro-possibile con i suoi ministri, alleati di governo e lacchè.
Così mentre i prezzolati giornalisti che conosciamo sono su tutti i canali, anche sui canali dei berluscones, che ogni tanto fingono di protestare per le scelte del governo che il partito di famiglia contribuisce a sostenere, a raccontare che a sbagliare è l’UE e non che i dazi li ha messi Trump, la presidente del Consiglio che ha promesso tutto per non mantenere niente, si accorge che la situazione è complicata. Le siamo vicini.
Giorgia Meloni sarà infatti costretta, suo malgrado, a prendere in mano il dossier che meno le piace, e meno piace al suo governo, che riguarda l’obbligata reazione alla politica dell’amico fraterno che l’aveva non solo invitata alla Casa Bianca nel giorno della nuova incoronazione imperiale, ma l’aveva addirittura relegata in ultima fila: un trionfo, diciamo. E questo dopo che per mesi la premier ha difeso a spada tratta il presidente e i suoi deliri, considerandolo punto di riferimento dei conservatori e sponda politica privilegiata della destra. La sua. Ora dovrà rivedere le sue posizioni, ma non lo dirà. Sarà colpa del PD anche stavolta.
Di ciò che è stato discusso a Palazzo Chigi dal lor signorie questa mattina nulla è dato sapere, nulla trapela, ma si suppone che Foti, Giorgetti, Lollobrigida e Urso avranno dovuto fare una botta di conti quantificando, qualora sia stato possibile, i danni potenziali della nuova politica tariffaria decisa dalla dagli Stati Uniti. E vengono i brividi considerando l’alta qualità degli statisti coinvolti.
Poi toccherà dare una risposta, perché Ursula von der Leyen è pronta a reagire. E da Palazzo Chigi nostra signora degli equilibrismi precari dovrà decidere da che parte stare. Anche perché la scelta di Trump è politica ed è quella di isolare gli USA dal resto del mondo e si dubita che, nonostante il livello di questo governo da premio ignobel, possa esserci influenza politica sulla Casa Bianca dalla cenerentola del debito pubblico europeo. L’Italia. Naturalmente si critica Macron che parla anche se è debole, parole di esponente di Forza Italia a l programma de La 7, Tagadà. Nel frattempo tutte le borse mondiali sono crollate. Ma non ne parla nessuno. Almeno tra i politici al governo.
P.S. La voragine del debito pubblico non l’ha creata Meloni, per essere chiari e onesti intellettualmente, ma questo allo stato attuale non cambia le cose.
(3 aprile 2025)
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