di Samuele Vegna
Unità è una parola magica che evoca qualcosa di antico, di popolare, che viene dal basso e che di certo non fa parte della sinistra contemporanea.
L’unità si forma oramai (e purtroppo) con le paura; da destra a sinistra, così si fanno confluire i voti: giocando, più o meno furbamente, con le paure arrivano le adesioni e i consensi. Le idee? Sconosciute.
Ma qualcosa ora sta cambiando, perché durante un momento di crisi dei diritti e delle libertà come questo, quando studentesse e studenti, attivistə pro Palestina vengono perseguitatə e arrestatə in modo arbitrario, e negli States ce ne sono persino alcunə in attesa di deportazione, e mentre la comunità arcobaleno è vessata dalla propaganda che viene chiamata antigender di certi politici e generali (ma che è ‘sto gender non lo sanno spiegare, al massimo dimostrano di essere affetti da omofobia interiorizzata, patriarcato, vetero-fascismo e maschilismo tossico), in questa tempesta c’è quasi un incantesimo che acquieta le onde che ci spingono verso gli affilati scogli delle divisioni e che conduce l’equipaggio di questa nave troppo spesso impazzita a serrare i ranghi, anche con rabbia, ma rabbia costruttiva: un giorno di marzo, il 29 precisamente, sono stato al Circolo Mario Mieli di Roma, dove è accaduto l’incredibile, perché nel pieno degli attacchi e delle violenze, finalmente, non più traumatizzabili, non più vittime ma soldatesse e soldati, ci siamo armatə di consapevolezza e forse siamo riuscitə a mettere da parte gli egoismi, le distrazioni, le sigle e i personalismi. Noi, movimento non più soltanto omosessuale, ma costellato da centinaia di realtà locali oltre che nazionali, abbiamo deciso di costruire qualcosa che ci permetta di uscire dall’inferno come in Orfeo ed Euridice, sperando però che in questo caso, non ci si volti indietro verso vecchi rancori e bugie, e vecchi e disgustosi servilismi partitici.
Il Cig Arcigay di Milano, che doveva rappresentare la realtà milanese, non c’era e poi ha specificato di essere rappresentato da Arcigay nazionale (“farlo un passo, poteva”… direi), ma sarebbe il caso che si unisse convergendo il 17 maggio in una sola piazza non soltanto contro l’odio e con la rabbia, ma soprattutto per l’amore libero. Fermo restando il libero arbitrio e la libera scelta.
Tutta l’Italia arcobaleno distratta e frammentata, svogliata e impaurita, arrabbiata e affamata, deve fare pressione contro l’oppressione e le aggressioni quotidiane al nostro popolo. Siamo due milioni o forse più, qualcosa possiamo ottenerlo, ma soltanto tramite una vera unità. “Movimento unito per la libertà d’amare” dovrebbe essere il nome d’insieme di chi il 17 maggio si ritroverà in piazza o in corteo a Roma, come io e moltə altrə abbiamo suggerito durante i nostri interventi; io ci sarò sicuramente, per i miei diritti e per quelli delle future generazioni.
L’assemblea del Mieli, che non avveniva da almeno un decennio, si è posta come obiettivo una mobilitazione nazionale contro un governo sempre più autoritario, e contro un mondo con sempre meno diritti, in totale solidarietà con i nostri fratelli e sorelle di Budapest, e non solo con loro.
Il lavoro da fare è lungo e si percorre per un sentiero tortuoso fatto di combattimenti, di trincee e di soldatesse e soldati, così che più saremo meglio sarà; e questo del 17 maggio sarà soltanto il primo di tanti segnali che daremo alle istituzioni che ci tolgono diritti e che ci discriminano, ai politici che diffondono odio e fomentano aggressioni e discriminazioni, e ci prenderemo tutto quello che ci meritiamo fin quando non avremo la parità.
Questo deve essere lo spirito da oggi in poi, perché sinceramente io ho fame di diritti e sete di giustizia.
(2 aprile 2025)
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