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La sconfitta della politica. Parte seconda. O di Marina Berlusconi che non le manda a dire

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di Marco Biondi

Come promesso, ecco un ulteriore commento sugli altri argomenti trattati da Marina Berlusconi nella sua intervista rilasciata a “Il Foglio” del 17 Febbraio della quale ho già parlato nel mio articolo dello scorso 18 Febbraio.

Riepiloghiamo: Marina Berlusconi ha dissertato di tante cose con Claudio Cerasa, dicendo molte profonde verità. Quelle più significative riguardavano la sua presa di posizione sull’incredibile debolezza della Comunità Europea, di fronte alla minaccia che viene portata, all’Europa, da Putin e Trump. Nell’articolo precedente, rilevavo come la sua intervista sembrasse quasi un manifesto politico di qualcuno che si sente in dovere di ricondurre il proprio partito padronale, sui binari della democrazia occidentale. Ed è per questa ragione, non altre, che ho deciso di continuare a parlarne.

Andando per gradi, Marina Berlusconi ha azzardato l’ipotesi che si stia sviluppando un nuovo modello culturale opposto a quello al quale siamo tradizionalmente abituati che riguarda quello della democrazia occidentale.

Intanto, cerchiamo di capire come possa, il termine occidentale, sembrare superato, ora che la più grande democrazia occidentale, rappresentata dagli Stati Uniti d’America, si sta sfilando dalle vecchie alleanze, per stringerne di nuove che con l’occidente non hanno nulla a che fare. Se davvero sta per nascere un blocco che va dagli U.S.A. alla Russia, e che ammicca alla Cina, anche con gentile intercessione di alcuni stati Sauditi; stiamo parlando di un blocco di mondo che comprende la stragrande maggioranza della sua potenza economica. Resta fuori ben poco, oltre alla vecchia Europa, per pensare che si possa in qualche modo bilanciare questo strapotere. Giustamente, si mette in risalto il fatto che la nuova era trumpiana sia stata generata da un voto democratico che ha pesantemente sconfitto la concorrenza. Io mi permetto di aggiungere che la sconfitta del partito democratico statunitense sia stata anche agevolata da intromissioni esterne, probabilmente partite dalla Russia, che hanno utilizzato i social per far spostare molti voti democratici su Trump, cosa che è stata possibile facendo probabilmente leva sulle carenze e incongruenze del partito che, di fatto, ha governato il paese per dodici anni su sedici prima dell’ultima elezione.

Fatto sta che la svolta culturale alla quale stiamo assistendo, mette a confronto approcci opposti in tema di ecologia – massimalismo verso negazionismo -, di accoglienza – integrazione verso intolleranza -, di diritti civili – attenzione alla libera scelta delle persone verso integralismo religioso. E da questa analisi, purtroppo, è difficile dissociarsi. Quando Marina Berlusconi sostiene che “stiamo assistendo a una inaccettabile esibizione, addirittura a una istituzionalizzazione della crudeltà” credo ci stia dando ampi motivi di preoccupazione.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Anche l’esito delle recentissime elezioni tedesche, ha purtroppo confermato che lo scivolamento dell’elettorato verso la destra estrema sta procedendo anche da noi. Sulle cause forse non ha tutti i torti quando definisce “esagerazioni progressiste“ quelle alle quali abbiamo assistito negli ultimi decenni. L’esasperazione porta sempre conseguenze e, forse, aver spinto troppo su certi temi, quali l’ecologia, senza che la base culturale della maggioranza della popolazione fosse adeguata a recepirne i concetti ed accettarne dei sacrifici, alla fine si è rivelato un errore strategico importante.

Parlando di impostazione economica, lei evidenzia come “i primi interventi di Trump abbiano sì portato qualche vantaggio immediato agli Stati Uniti, ma alla lunga la sua strategia di mettere gli altri paesi continuamente sotto pressione si trasformerà in una forza centrifuga sempre più violenta, capace di separare e dividere la comunità occidentale.” Se questo fosse il disegno, le conseguenze anche verso l’Europa, potrebbero essere dannose; se invece, non fosse questa l’intenzione, potremmo anche sperare in un ravvedimento. Io non ci conterei.

Tornando all’Europa, della quale già abbiamo parlato nello scorso articolo, lei sostiene “che oggi tutti dovremmo aver chiaro che l’Europa non è un’opzione, ma una scelta obbligata, senza alternative. I 27 Stati europei, presi singolarmente, sono poco più di un’espressione geografica” e che la stessa Europa, deve adeguare le proprie regole alla logica (questo lo dico io), rassegnandosi al fatto che “il principio di unanimità nelle decisioni, ci blocca nelle sabbie ‘immobili’ degli ostruzionismi e dei veti”. Con queste dichiarazioni la primogenita Berlusconi dà un messaggio forte e chiaro all’attuale gestore del suo partito “di famiglia” che, guarda caso, ricopre anche la funzione di “Ministro degli Esteri” del nostro Paese; ruolo non banale e, adeguato per recepire il messaggio.

In realtà, tornando ai dazi, Trump può imporre i suoi, ne ha facoltà, ma l’Europa tutta deve essere determinata a rispondere adeguatamente. Se non lo facesse, lasciando prevalere interessi ed egoismi dei singoli paesi, creerebbe danni economici immensi, per i quali tutti noi sopporteremo inevitabili conseguenze.

L’ultimo messaggio che mi preme sottolineare è il seguente: “Oggi ci troviamo a dover fare i conti con problemi giganteschi, che mi pare si possano affrontare in tre modi diversi: possiamo ignorarli, come ha fatto il progressismo più miope, lasciandoli così crescere fino a diventare ingestibili; possiamo inseguire soluzioni semplicistiche ed estreme, che nella realtà però non risolvono assolutamente nulla, anzi si rivelano davvero pericolose; oppure possiamo rimboccarci le maniche, sapendo che i tempi saranno lunghi e le difficoltà enormi, ma che, pezzo dopo pezzo, mediazione dopo mediazione, troveremo una qualche via d’uscita”.

A malincuore, mi trovo a concordare anche con questa dichiarazione. Leggere “progressismo miope” mi addolora, ma, temo, ci siano molte ragioni alla base e sulle quali sarebbe opportuno riflettere. Se oggi ci troviamo in questa situazione, la cosa più sbagliata che potremmo fare sarebbe affrontarla con le vecchie logiche “pentapartitiche” del secolo scorso. Il mondo evolve, anche tornando indietro nel tempo. Vedo similitudini agghiaccianti con metodi e avvenimenti di un secolo fa e la storia ci insegna a cosa hanno portato.

Concludendo con una analisi prettamente politica, mi sembra che “la Berluschina” stia quasi preparando il terreno per dissociarsi da una coalizione nel caso dovesse spostarsi troppo verso la destra estrema. Se così fosse il “suo” partito probabilmente sarebbe disponibile a valutare alternative. E le alternative che potrebbero generare una nuova coalizione di maggioranza, non potrebbero contemplare desuete posizioni di sinistra delle quali l’attuale opposizione è ancora pregna.

Mi piacerebbe che si iniziasse a ragionare in questo senso. Perché non ci possiamo permettere che il prossimo voto politico consegni il paese a un nuovo panzone pelato col labbro sporgente che cerca di convincerci che dobbiamo spezzare le reni a qualcuno. Ho già dovuto ammettere le ragioni di una persona che di cognome fa Berlusconi, non vorrei dover ammettere che, in fondo, la Svizzera, col suo buon cioccolato fondente, non è così male.

 

 

(24 febbraio 2025)

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