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Conte e contesse, Draghi e draghesse

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di Daniele Santi

C’era una volta un tale che si era inventato una roba come il superbonus che doveva in qualche modo sostenere i costumi: per una serie di alchimie fortunate, mica per capacità, intuizione o chissà quale caratteristica personale positiva (metti che ci fosse anche abilità) la questione superbonus aveva portato una crescita (in deficit) del Pil a percentuali a doppia cifra sia nel 2021 che nel 2022, tant’è vero che poi Draghi, subentrato al Conte 2, aveva deciso per un’altra botta e aveva rinnovato, d’accordo tutta la maggioranza, tra le grida di giubilo di Salvini e la bocca nemmeno troppo storta di Meloni, di proseguire con l’esperimento contro-natura di provare a fare stare meglio gli Italiani (dei quali, a queste destre, che non sono le destre liberali il cui pensiero è apprezzabile e per tanti versi persino auspicabile, non frega un’emerita minchia).

Poi venne il momento, dopo una pletora di governi tecnici, non eletti, pandemie e negazionismi, no vaccinismi ed estremismi, stupidismi e salvinismi, di tornare a votare. Destre compatte nella menzogna elettorale, che abbiano mantenuto una virgola della loro non promesse, ed ecco i superbonus diventare il male assoluto, il reddito di cittadinanza diventare il permettere agli italiani di passare la vita sul divano a spese dello Stato (un’espressione verbale che ci si dovrebbe vergognare persino di pensare), e dopo la vittoria elettorale i risultati di Conte 2 e Draghi diventare sventolio propagandistico: il Pil cresce come in nessun paese d’Europa; siamo più potenti della Germania; non mi dire quanto so’ brava m’o’ dico da mé e via con le giorgisme al potere.

Anche ammesso che le fosse piaciuto mantenere le due misure la presidente del Consiglio che è anche IL presidente del Consiglio, non lo poteva più fare perché nel frattempo c’era da firmare il nuovo Patto di Stabilità che voleva dire tagli, lacrime e sangue per sette annni anche se la traduzione di Giorgetti parla di misure fino al 2027 – che è un’altra panzana, l’ennesima, da vendere agli italiani che li votano tanto si berranno anche questa.

Fine del videogioco.

 

 

(16 ottobre 2024)

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