di Daniele Santi
Scrivevamo da qualche altra parte, sul nostro quotidiano TSNnews.it, del silenzio di Salvini. Un silenzio sospetto e che non promette bene. Almeno non per lui. In questo momento, secondo gli analisti, quel mattacchione del Sindaco di Przemyl, con il suo coup de théatre sugli antichi amori salviniani sbandierati a suon di magliette e i relativi colpi di tosse da imbarazzo, hanno fatto perdere alla Lega in sette giorni duecentosessantamila voti (260mila per chi ama leggere in fretta), corrispondenti allo 0,8% – quasi un punto percentuale – in meno nei sondaggi. Tutti voti finiti a Meloni d’Italia.
In Lega c’è aria di trasloco. Il partito malgovernato da Salvini si trova così al 16,2% dei voti possibili, addirittura sotto il risultato del 2018 e si è mangiato, grazie a Salvini mica a causa della bravura altrui, il 50% delle intenzioni di voto in pochissimi mesi. Non riuscirebbe a nessuno, nemmeno a farlo apposta di massacrare il proprio elettorato in questo modo agendo con la convinzione di essere un genio della politica in tutto ciò che si fa. Se poi ci mettiamo anche le procure, vedasi tristissima questione Cementero, i guai sono anche di più. E arrivano da tutte le parti.
Dunque chi di sarcasmo ferisce di sarcasmo perisce soprattutto in consessi dove abitano popoli e politici ai quali non difetta la memoria; non come in Italia dove la politica che se ne frega del cittadino può permettersi di dire una cosa oggi e il suo contrario domani, confidando sulla scarsa attenzione dell’elettore che continua a votare di pancia nonostante venga preso per il culo e magari proprio per potersi lamentare di essere stato preso per il culo.
Per ora lui si è defilato e lascia spazio, gli piaccia o no, alla sorella-coltella. La Lega ha una dirigenza, che sembra morta, ma sta probabilmente affilando le armi.
(16 marzo 2022)
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