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Dunque Zingaretti avrebbe rifiutato l’endorsement di D’Alema, ma per favore…

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di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #PD

 

 

Dunque secondo un quotidiano che guarda con simpatia, per non dire con feroce astio, all’antirenzismo interno al PD, il candidato alla poltrona più ambita della sinistra, l’uomo che dovrà essere la sintesi tra i beni della Fondazione DS e quelli della ex Margherita per avere la pace nel partito, avrebbe più o meno sdegnosamente rifiutato l’endorsement di Massimo D’Alema. Lo scrive l’Huffington Post e non che data la fonte la cosa stupisca.

L’articolo non dice la verità, e lo sa, e cerca di veicolare una presunta indipendenza di Nicola Zingaretti, un altro politico tutto sorrisi via selfie, tutto dichiarazioni via social e senza nessuna sostanza, dalla guida ombra di Massimo D’Alema che continua, nonostante dica di non avere più nulla a che fare con il PD e si comporti come se fosse vero. ZingarettiD’Alema appartevano alla stessa sezione del PD, a Roma Prati; alle primarie che Matteo Renzi vinse con oltre il 70% dei voti votarono alla stessa sezione uno dopo l’altro – ero lì, inviata per un altro quotidiano. Zingaretti è un prodotto di D’Alema che non molla la presa facilmente e con il quale, se c’è di mezzo il PCI, PDS, DS e relativa fondazione, si dovranno fare i conti sempre. La storia del rifiuto dell’endorsement citato dal quotidiano di Lucia Annunziata, guarda un po’ da dove arriva la notizia, non è nemmeno una notizia. E’ fumo negli occhi.

D’Alema aveva lanciato il suo monito dalle pagine de La Stampa: “Speriamo che il congresso dia a Zingaretti la forza di aprire un nuovo corso politico. Credo, da osservatore e semplice tesserato di Articolo 1, che se c’è una svolta nel Pd si possa aprire anche una prospettiva di dialogo a sinistra”. Tradotto il messaggio significa che il leader Massimo si augura che Zingaretti, che è uno dei suoi, vinca la corsa alla poltroncina della segreteria PD per ricominciare a fare ciò che vuole nel partito, riportare dentro i fuorusciti del 3,1% di LeU, tutti senza lavoro o quasi, e creare nuovamente l’allegra famigliola che si crede di sinistra, ma è il peggior conservatorismo possibile disposto a tutto pur di stare in parlamento.

Non ha scelta D’Alema. Il PD deve vincerlo un suo uomo o un uomo con il quale lui possa trattare. Per il leader che ha devastato l’Ulivo, che ha tentato una bicamerale dalla quale non si più risollevato, che si è tolto Romano Prodi dalle scatole piazzandolo alla Commissione Europea, che ha distrutto il PD aprendo la porta al pentaleghismo al potere, diventa sempre più difficile nel panorama politico italiano, trovare qualcuno che ritenga il Massimo leader politico credibile, pur nel rispetto delle sue grandi capacità e della sua storia. Che è, appunto, tale. Ora bisogna aspettare che diventi preistoria.

 





(31 gennaio 2019)

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