La Russia ha confermato oggi, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la sua democrazia non esiste. Il Paese continua ad essere una dittatura retta da Putin in stretta connessione con la Chiesa Ortodossa e un Primo Ministro, Medvedev, incaricato di rappresentare la faccia buona del Cremlino.
Dopo settimane in cui diversi stati dell’ex Unione Sovietica hanno votato per conto loro leggi contro la “propaganda omosessuale”, oggi è stato il momento della Duma, il Parlamento centrale, ha deciso di sostenere la Legge che, con i 388 sì di oggi, diventa operativa su tutto il territorio nazionale.
Cosa è la “propaganda omosessuale”? Non lo sappiamo. Nessuno lo sa: di fatto la legge proibisce tutto ciò che può dare visibilità alle relazioni omosessuali, gay pride, manifestazioni, kiss-in, pubblicazioni, dimostrazioni pubbliche di affetto, locali dichiaratamente dedicati a un pubblico lgtb, ma non specifica niente di tutto questo. Si limita a dire che bisogna difendere i giovani.
La Polizia arresta i gay e le lesbiche, il popolo li pesta, la Chiesa Ortodossa li condanna, Medvedev fa finta di difenderli (“Non bisogna condannare gay e lesbiche”, aveva detto pochi giorni fa) e la legge che li reprime è oggi approvata.
Le persone omosessuali russe, da chi sono difese?